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a. Rita Saglietto

RITA SAGLIETTO nasce a Poggi di Imperia il 12 agosto 1921 da Angelo e Lina Saglietto.  

Di antica ed illustre famiglia marinara,  fra i suoi membri  troviamo Padre Gioachino, Padre Giovanni Battista,  entrambi dell'Ordine Trinitario, noti nel Livornese per la loro carità verso i diseredati, Fra Felice Dulbecco, morto in concetto di santità, e Suor Maria Teresa (al secolo Benedetta) che fu la terza Madre Generale della Congregazione delle Suore Clarisse della SS. Annunziata (ordine locale sorto per ispirazione della portorina Leonarda Ranixe).

“Artista con il pennello e con la penna poteva scuotere ali per voli superni, ma nulla le fu risparmiato come donna”[1]  

Come pittrice fu allieva di Felice Casorati ed ottenne numerosi riconoscimenti e premi  partecipando a mostre personali e collettive nazionali ed internazionali  e ricevendo critiche favorevoli da Leonardo Borghese, Angiolini, Balestreri, Biasion, Pierre Courthion e tanti altri.

Le sue poesie che vennero lodate anche da Camillo Sbarbaro: "La sua poesia non segue mode, ci sono immagini, originalità, bei versi. Dia retta a me: seguiti ad ascoltarsi e a scrivere"[2] .

Ciò che colpisce nelle sue poesie è il  continuo riferimento alla natura. Vissuta gran parte della sua esistenza nella zona collinare di Poggi, fu affascinata dalle meraviglie che la circondavano: boschi, uliveti, prati, ginestre, animali erano per lei fonte di meditazione.

“Lasciatemi così: viso sull'erba,

bocca sull'erba, occhi sull'erba.

S'intrecciano i miei capelli

con le onde dei fiori campagnoli,

i semplici fiori che amo.

Sento il cielo respirare,

mi giunge l'effluvio del fieno.

S'aprono corolle vive, s'aprono

verso me che porgo le braccia.

Sussurrano voci, bisbigliano,

e sono voci amiche, fraterne.

Sento una brezza dolcissima

fresca penetrarmi e sanarmi.

Carezzo con le dita la terra."[3]

 

Quando i suoi genitori si trasferirono a Genova, la città divenne il suo incubo 'perché animata da falsa vita'; “Uomini di cemento, in vie di cemento, per città senza cuore[4].

Nel 1941 rimase ferita in un bombardamento e da allora la sua salute cominciò a creare seri e grossi problemi. Quando poteva, ritornava   'sulle colline, in una purezza  anelata, per essere vera'[5].

Solo così poteva vedere  'uno stormo di colombe volteggiare sul capo, prendersi la sua vita e darle ali di grandezza’ [6].

Fu una creatura provata, ferita, che nella purissima anima aveva confitte spine dolorose”[7].

Tanto dolore era sostenuto da una fede forte in Dio:

Aspetterò il buio

perché si accenda una stella

tutta mia che mi indichi

dove dover deporre la mia pena,

come dono a Gesù che nasce,

come un’offerta di sangue,

a chi dal sangue sarà provato”.

Natura e fede spesso si intrecciano in un legame inscindibile:

Ricordo delle vie di una Gerusalemme

arida, ove il Grande Cuore restò solo,

senza sirene di navi o canti di fabbriche,

e le cicale l'accompagnarono

per l'ardua salita.

Forse un semplice grillo si posò sulla sofferenza,

nella calda mano,

per saltar poi sul cuore della Vergine

e tenerlo fermo con le zampine.

Solitudine di anime

che non sanno d'esser tutte in una ...

Sofferenze di fiumi

dal torace dell'Agnello

gorgogliano ... Mi ritrovo. “[8]

Nel 1956 si sposò con Renato Botto ma il matrimonio non fu felice. Nonostante le sue precarie condizioni di salute, quando rimase incinta, i medici le consigliarono di abortire ma non volle perché, coerente con i suoi principi, diceva che la vita è un dono di Dio e la maternità una grazia.

Diceva:  "La vita non è stracci ma anche luce"[9], nonostante tutto. La gravidanza fu tremenda e la bambina visse solo per pochi istanti, ma bastarono ad una suora per battezzarla col nome di Maria.

La perdita della figlia provocò in lei un dolore straziante che incrementò le già sue precarie condizioni fisiche.

Il suo desiderio era il riposo lontano dai dolori che le avevano reso la sua vita così combattuta tra ciò che voleva ardentemente fare e ciò che non poteva a causa del suo stato.

Fermamente convinta che "solo l'amore potrà costruire l'uomo di domani" (così è scritto sulla sua tomba), voleva aiutare, amare ma le forze non glielo permettevano: "Mamma, per amor mio guarderai l'azzurro che non potrò vedere, aiuterai le piante e gli animali, amerai i bimbi poveri ... Amore è vita. Per amor mio ama. Io sono troppo stanca anche per questo" [10].

E ancora: "Non sono qui (n.d.r.: nel  cimitero) ma nel tuo cuore e, se puoi, in mio nome, aiuta, spargi tante stelle, tutte quelle che io non ho saputo dare"[11].

Il 25 dicembre 1968 moriva all'età di 47 anni lasciando un grande vuoto non solo in famiglia e tra gli amici ma anche nel mondo della pittura e della poesia avendo conquistato fama e prestigio. Nino Pivetta, scrisse: "Giunsero a me. sussurri, sospiri, espressioni di gioia e di dolore, invocazioni. L'ebbi amica, sorella, in un incontro d'anime, ne raccolsi le lacrime, ne consolai le afflizioni. (...) Vi sono momenti che scavano un vallo tra l'esistenza e la morte, ma vi sono esseri che superano questi confini nella loro spiritualità e ne cancellano i contorni. (...) Mi è venuta incontro vera e confidente, eloquente e ansiosa, mi ha parlato della vita, di tutto ciò che ha posseduto e amato"[12] .

Il desiderio di Rita, in fondo, era quello di essere ricordata e così è avvenuto: “Cercate un poeta per me che sappia comprendere ciò che ho vissuto, ciò che ho creduto ( ... ): lasciate che altri canti la mia vita. Lascerò desideri intorno, meditazioni da raccogliere, pensieri da esprimere. La grande falce che spezzerà la mia carne non strazierà i germogli che fremono nel solco. Alla finestra fiorirà una piantina da curare, da nutrire con gocce di sole e di rugiada per ricordarmi un poco. Conservate le mie carte, le tele che mi hanno chiesto colori e amore. Sarete ricchi di me"[13].

 

 

NOTE

[1] Nino Pivetta in  ‘Silenzi d'Acque', Editrice Ceschina, Milano, 1972.

[2] SAGLIETTO Rita, ‘Poesie’, Cappelli Editore, Bologna, 1970, p. 5.

[3] SAGLIETTO Rita, ‘Silenzi d'Acque'.

[4] Ibid.,,p 77.

[5] SAGLIETTO Rita, 'Silenzi d'Acque', op. cit. p. 23.

[6]  Ibid., p. 38.

[7] Nino Pivetta in  ‘Silenzi d’Acque’.

[8]  SAGLIETTO Rita, 'Poesie', op. cit., p. 47.

[9] Ibid., p. 50.

[10] SAGLIETTO Rita, ‘Poesie’ op.cit., p.117

[11] Ibid., p.63

[12] Nino Pivetta in ‘Silenzi d’Acque’, op. cit., p. 9.

[13] Ibid., p. 88.

 

 

                                                   
 
Due quadri di Rita Saglietto